U2: Always forever now.

 

Punto di svolta nella carriera degli U2 è stato l’incontro con Brian Eno e Daniel Lanois, una partnership che nel 1985 portò alla pubblicazione di Unforgettable Fire,  primo disco di una trilogia straordinaria. In questo lavoro, vengono fuse tracce di rock vibrante e positivo (Pride) che richiamano alla memoria il gruppo che in quegli anni faceva da riferimento agli U2: gli Who. Si sentivano anche echeggiare le atmosfere eteree ed ambient di Brian Eno (ad esempio 4th of July). Tra questi due estremi, tutta una serie di canzoni dove le manipolazioni sonore dei due produttori, regalano meraviglie che indirizzano verso nuove strade : Elvis Presley & America,  lo spiritual MLK, la cinematica, A Sort of Homecoming l’omonima Unforgettable Fire, ed infine quella traccia che rimarrà a lungo nelle track lists di tantissimi loro concerti: Bad. Il pezzo si presenta come un lungo mantra dove l’infinite guitar di The Edge si sdoppia, si triplica diventando una piccola orchestra di note ed accordi che si rincorrono perpetuamente, provocando un crescendo di emozioni. La voce di Bono è evocativa come mai: “Si Vorrei/ Se potessi/Vorrei lasciare perdere/Arrenditi, vattene…”. Gli scenari spettrali che le chitarre di The Edge tracciano sono fuoco e ghiaccio, alternanza di crepuscoli interiori ed albe livide. Gli U2, tra tradizione ed innovazione, con Eno come quinto musicista in studio e Lanois con le sue landscape textures, vanno a perfezionare brani che entreranno nella storia del rock.
The Edge il più “europeo” per le scelte artistiche intraprese, è stato il primo a cercare uno spazio indipendente dal gruppo partecipando nel 1983 al disco Snake Charmer di Jah Wobble e Holger Czukay (Can). download (1).jpegNel 1987 con Michael Brook ha inoltre composto le musiche dell’interessante colonna sonora Captive.In questa, se si esclude il brano  Heroine,  cantato da una giovanissima e sconosciuta Sinead O’Connor, le tracce hanno come riferimento i lavori ambientali di Brian Eno ma con una differenza sostanziale, dovuta alla “Infinite Guitar” di Michael Brook che la fa da protagonista in una fitta trama di note riverberate che colpiscono sempre nel segno. In One Foot in Heaven ci sono echi dei Talking Heads, una delicata chitarra acustica che ricama Rowena’s Theme, e poi tanta altra musica che risente forte dell’influenza degli Harmonia (che annovera tra i propri membri Michael Rother, un chitarrista a cui The Edge è molto affine nel modo di suonare).download.jpeg Nel 1990 per l’album di covers di Cole Porter, Red Hot and Blue , realizzato a sostegno della ricerca sull’AIDS, gli U2 incidono una infuocata versione di Night and Day con la produzione di Steve Lillywhite. La canzone, segna uno stacco fortissimo dal punto di vista stilistico rispetto ai loro precedenti lavori, ed è marcata da un avvicinamento all’elettronica. Fondamentale nella rilettura di questa traccia è ancora la Infinite Guitar. Come ben spiega The Edge: “Ogni nota che premi inizia a suonare e finché tieni premuta la corda il suono resta invariato. Questo effetto trasforma la chitarra in una specie d’organo”. Ѐ così che gli U2 ricavano una versione del pezzo vibrante, maestosa arricchita dalla voce di Bono che diventa per l’occasione un improbabile cantante da cabaret. Ulteriore perla: il videoclip girato per la canzone da il via alla collaborazione con il regista tedesco Wim Wenders.
Negli anni ‘90 arrivano Achtung Baby,  la sua appendice Zooropa il progetto Passengers: “Original Soundtracks 1” (accolto malissimo da critica musicale e fans), ed infine Pop.  Per le registrazioni di Passengers, gli U2, in studio, fecero da backing band a Eno, invertendo per l’occasione i ruoli. images.jpegOttennero, a mio avviso, risultati interessanti e soprattutto lontani anni luce dal rock più classico. La velocità pervade tutte le canzoni, le immagini evocate dalle melodie ricordano “Blade Runner”: una fusione tra pioggia e asfalto. Come racconta Bono, l’idea di base era che Brian Eno dovesse essere il comandante della nave: avrebbe impartito le direttive creative e gli U2 avrebbero dovuto seguirle. Racconta inoltre: “Gli unici pezzi sui quali ci impuntammo e lavorammo di più per definirli furono Miss Sarajevo, Seibu che divenne poi Slug e Your Blue Room. Credo che ne valse la pena”. Bono aveva ragione perché questa canzone è una delle loro più riuscite registrazioni. Lenta, avvolgente con un bellissimo falsetto. L’organo che sottolinea solenne la trama sensuale e avvolgente del pezzo è suonato da The Edge, che inoltre immerge la sua chitarra atmosferica in una trama delicata di note soffuse. “ Your Blue Room e la tenue Beach Sequence verranno usate da Antonioni e Wenders come colonna sonora del loro poco riuscito film “Al di là delle Nuvole”. Infine citazione speciale per Always Forever Now con una potente parte ritmica creata dal batterista Larry Mullen, senza un vero testo da adattare. “Ci sembrò che la continua ripetizione di un mantra avesse più senso”…. Anche qui la velocità sonora e ritmica è vertiginosa: una traccia di sintetizzatore che si arrampica per raggiungere un apice in maniera estremamente propulsiva. In tanti conoscono Miss Sarajevo, una canzone che fu criticata dai più con l’accusa di essere troppo buonista. Anche la presenza di Pavarotti, non fu gradita. Trovo invece che il pezzo sia stato giudicato troppo duramente. La trama è lieve, il testo impeccabile e la storia che Bono ci racconta non è nemmeno scontata. Procede delicata su versi amarissimi: “Io credo che molti a Sarajevo si sentissero così all’epoca” riflette Bono. “Il mondo intero aveva sentito la loro richiesta d’aiuto ma quell’ aiuto non è mai arrivato …” .
Durante le registrazioni di All That You Can’t Leave Behind nel 2000 Bono ha la folle idea di lasciarsi coinvolgere da Wim Wenders per la colonna sonora del film The Million Dollar Hotel.  Questo provocò lo slittamento dell’uscita del disco degli U2, che tardò di qualche mese. Mi sento di dire che ne valeva la pena, perché in questa collaborazione ci sono alcune delle cose tra le più belle mai cantate da Bono. maxresdefault.jpgDaniel Lanois è presente in veste di autore di musiche e come produttore in tandem questa volta con Hal Willner. Gli U2 regalano la sublime The Ground Beneath Her Feet con il testo scritto da Salman Rushdie e la steel guitar di Lanois a cesellare con poche note l’introduzione strumentale del brano, e l’altra gemma di valore assoluto Stateless.  Il resto della musica è composta da una band che riunisce tra gli altri Brian Eno, Jon Hassell, Brian Blade, Bill Frisell. Che dire inoltre della semplice ma suggestiva Falling At Your Feet composta con Lanois? Niente, perché la bellezza qui è di casa. Seguono la suggestiva Never let me go ed infine Dancin’Shoes dove Bono canta su note Jazz: bella e decadente come nessun altra. Del film, di cui Bono scriverà anche il copione c’è poco da dire, invece, è davvero brutto ed è salvato solo dalla bravura in alcuni momenti di Wim Wenders. u2-2.jpgMusicalmente questo è il disco dove gli U2 si sono spinti maggiormente oltre, sempre in bilico tra suggestioni elettroniche e la bellezza della forma canzone che non smette mai di sorprendere.
… E tu sai che è ora di andare
Nel nevischio e nella bufera che sferza
Solcando campi d’afflizione sino ad una luce
Ancora distante… (A sort of Homecoming).

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I miei cari angeli.

 

Ogni sabato verso l’ora di pranzo mia madre veniva a prendermi a scuola, distava una ventina di chilometri da casa nostra. La domenica pomeriggio verso sera mi ci riportava e per una settimana non l’ avrei rivista. Il distacco da lei era mitigato in parte dalla musica che ascoltavamo in macchina, in particolare amavo Celentano e le sue Viola e Pregherò , ma erano Lucio Battisti e Mina i miei preferiti. Le canzoni di Lucio le abbiamo ascoltate ore ed ore, tutto ciò che aveva prodotto fino al ’76. Ero innamorato de il Nostro Caro Angelo e la canzone omonima. Le parole mi suonavano strane, la musica mi procurava degli scossoni emozionali. Avevo dieci anni all’epoca ma quella voce roca mi giungeva diretta, rimanevo ammutolito e pensavo “… Alla fossa del leone …” di cui cantava Lucio. Oggi non risuonano più così misteriose, ma sono ben impresse dentro me, anzi sono diventate anche mie. Le sue canzoni sono veramente patrimonio comune per molti. Lucio_Battisti.jpgDi Mina invece amavo Se Telefonando che lei aveva cantato negli anni ’60. Mi emozionavo e avevo un groppo in gola per quel sali e scendi circolare che era la sua voce. Sentivo tutto questo e mi ricordo felice, ma anche intimorito da tutte queste sensazioni.EraMazzini-Omaggio-a-Mina.jpg Ci sono certe foto dell’epoca che la ritraggono giovane ma con una maturità espressiva che anche oggi lascia senza fiato. Di lei amo gran parte delle cose che ha cantato, ma soprattutto mi ha sempre colpito quel senso di appartenenza tutta femminile che hanno certe donne intimamente libere. Di loro è stato scritto di tutto, niente si può più aggiungere ma mi piace ripensare a quel bambino che ero e che si emozionava ascoltando loro che con il canto libero si (ci) alzavano in volo.

Un giovane”garbato” (a Renato – when I was younger)

Un giovane “Garbato”
(A Renato – When I Was Younger)

E’ da qualche giorno che sento il desiderio di farti avere questi pensieri. A dirla tutta non ho mai scritto a nessun musicista, ma tu, Renato, sei stato con la tua musica, sin dall’inizio, uno degli artisti che più ho amato. Nel lontano 1981, ero poco più che un adolescente sempre in cerca di novità, felice di emozionarmi davanti al giradischi. download.jpegGrazie alla rivista Rockstar, scoprivo una fetta importante di band e cantanti che ancora oggi mi sono molto cari. A Berlino…Va bene lo acquistai appena fu pubblicato.  La Tua voce cantava di cose che sentivo anche mie. Nella raccolta Fotografie mi sono trovato a condividere il tuo pensiero “dal mio punto di vista gli anni 80 musicali, e non solo, partono dal 1978 e terminano nel 1985”; proprio in quel periodo iniziavo ad amare John Foxx e il suo The Garden, il Bowie della “Trilogia berlinese” e i tuoi dischi. Quello che mi colpiva era la tua voce profonda,calda, solcata da una sottile inquietudine,  da una malinconia mai sterile. Mi sentivo talmente dentro quelle canzoni, che un giorno decisi che volevo essere come te. p_files_2005_5470.jpgo0c0f1w0d250aCh250.jpgPortai il vinile di Fotografie da un barbiere in zona Ghetto a Padova e gli chiesi di tagliarmi i capelli come li portavi nella foto di copertina. Per completare l’opera,dato che all’epoca portavo gli occhiali da vista, ne acquistai un paio del tutto simili a quelli che indossavi tu. Oggi, sai, mi capita di sorridere di quel giovane uomo che ero e che provavo ad essere. Non me ne vergogno se per qualche giorno ti assomigliai,  ero semplicemente rapito dalle tue canzoni. Il Fiume,  A Berlino … Va bene , Quanti Anni Hai, Radio clima,  Generazione, Vorrei Regnare, mi diedero la certezza di aver trovato una voce che cantava delle mie paure,  delle mie inquietudini. Nel 2002 uscì quello che a me appare come il tuo lavoro migliore: Blu che contiene Un bacio falso,  canzone che torna sempre, presente anche negli ascolti di questi giorni. In Un Fiore Di Città canti versi che mi sono molto cari , “E io non sono un figlio,nemmeno un padre,io sono il tempo che passa … il tempo che passa”. Caro Renato, il tempo scorre, lo vedo nello specchio, dove non c’è più traccia di quell’aspetto che cercavo di emulare. Tutto passa, sempre,ma quello che non riesco a dimenticare è la sensazione di comprensione – condivisione che ho percepito ascoltando la tua voce. Dietro il velo di bellezza, di calore che traspare da questo tuo potente strumento, io leggo ancora l’inquietudine, lo smarrimento, per quelle che erano allora come oggi le mie paure. Forse è suggestione? Non lo so, quello che mi è chiaro, adesso come allora, è che per me, la tua musica, il tuo lavoro, sarà sempre una presenza consolatrice, uno sguardo tenero a quel giovane Garbato che un po’ voleva assomigliare a te, un po’ voleva sognare. V

Un poker di canzoni.

 

Era un juke-box meraviglioso quello che avevamo nel nostro ristorante vicino ad Arquà Petrarca. Un vascello argentato fatto di tasti bianchi e neri per selezionare le canzoni, aveva una serie di cromature nere che lo rivestivano provenienti dal futuro. Era una nave da battaglia che custodiva al suo interno un tesoro di un centinaio 45 giri neri con musica di ogni tipo, becera o meravigliosa. Ogni mese i piccoli vinili venivano sostituiti, aggiornati con le ultime novità discografiche. Tra tutto questo ben di Dio, quattro, assolutamente non venivano mai sostituite. Erano le mie preferite: I Feel Love di Donna Summer, Radio Activity dei Kraftwerk410P7SRTARL.jpg, Denis dei Blondie download.jpege la più fantasmagorica traccia strumentale che un bambino di dodici (io) anni avesse mai sentito The Chaser di Giorgio Moroder.p01br7k4.jpg Penso che molti dei clienti più affezionati al nostro locale mi abbiano odiato per gli ascolti ripetitivi ed ossessivi, ma ero così profondamente gratificato che nessuno si azzardava a sgridarmi. Giorgio Moroder aveva composto la colonna sonora del primo film di Oliver Stone Fuga di Mezzanotte e The Chaser era il tema principale. E’ una lunga traccia musicale ipnotica, costruita con vari sintetizzatori e linee ritmiche sintetiche. Ha un andamento tra l’epico e il kitsch ma anche oggi ha sempre il suo bel fascino. Moroder era il re Mida della musica disco e aveva anche composto I Feel Love di Donna Summer, che ebbe un successo planetario a metà anni ’70. donna-summer.jpgAnche qui il sintetizzatore tracciava la linea melodica, il groove del pezzo era metronomico. La voce della Summer ripeteva in continuazione il titolo. Qualche anno più tardi i New Order se ne ricordarono per alcune loro composizioni dance. Naturalmente di quello che accadeva in Inghilterra musicalmente (la New Wave), della musica elettronica tedesca (Kraftwerk) , non ne sapevo nulla, ma mio malgrado ero diventato un piccolo fan del Krautrock, non un cavaliere Jedi, ma sicuramente un piccolo cavaliere cosmico.

Beth Orton: Galaxy of Emptiness

 

C’era un piccolo angolo a Discolandia, dedicato alla musica elettronica, ai dischi che nascevano dalla fusione del jazz, house e il reggae,e il trip hop. Era il periodo di Massive Attack, Portishead, Tricky, Chemical Brothers ecc. Amavo molto anche un gruppo meno famoso di quelli già citati, i Red Snapper. Il loro primo ep del 1995 Reeled and Skinned aveva come ospite Beth Orton che compariva in due tracce.orton-beth_R439.jpg Beth prestava la voce anche in Alive Alone canzone conclusiva del primo disco dei Chemical Brothers. Nel 1996 la Orton pubblica finalmente Trailer Park,  che profuma di folk (Sandy Denny, John Martyn) e beats elettronici che si diffondono a piccole dosi, come spezie pregiate. Un disco che ha in sé le emozioni che possono evocare le verdi campagne inglesi e gli intrecci dei loop ossessivi di Bristol. Le tracce che aprono e chiudono Trailer Park sono bellezza manifesta. She Cries your Name con un violino che suona note intrise di forte spiritualità, e Galaxy of Emptiness che gira intorno a poche note di contrabbasso, un violoncello e la voce sospesa in un’altra dimensione. Poi nel 1999 esce Central Reservation, che si apre con Stolen Car, che ospita alla chitarra elettrica Ben Harper. Pura meraviglia. images.jpegMa la sorpresa arriva in Pass in Time, dove Beth duetta con Terry Callier. Compassione, dolcezza,una mano che ti accarezza, questo è quello che sento ad ogni ascolto. Terry Callier arriva dritto al cuore con una voce che diffonde amore. Con l’incanto di questi due dischi,Beth Orton ha creato qualcosa di magico ed irripetibile.

It’s a fire : Beth Gibbons – Portishead

 

Cara Beth, spesso gli amici mi dicono che le emozioni che provo mi si leggono sul viso. Ricordo che dopo il primo ascolto del tuo “Out of Season” nel lontano 2002, non ho potuto nascondere lo stupore e la meraviglia. All’epoca gestivo un mio negozio di dischi e, come spesso capita, i dischi di valore si cercava di farli conoscere a coloro che erano “into the music”.artworks-000004700838-wvk5mz-t500x500.jpg Di quel tuo album posso solo raccontare la bellezza che ne è racchiusa: la copertina con i suoi colori autunnali, lo scatto che ti ritrae, le foto interne di te, e Paul Webb (Rustin Man) ex Talk Talk (straordinari per molti di noi). gibbonscover_1326410850.jpgCome sempre la mia stella polare nell’ascolto sta nelle canzoni e la voce che, per me, delineano ed amplificano il senso di un disco. Canti con un trasporto che fa tremare, penso a Romance dove catturi ed evochi l’anima tribolata di Billie Holiday. Qui ne cogli la precarietà e la disperazione che segnarono la sua l’esistenza. Le orchestrazioni che vestono le vostre torch songs rimandano a Burt Bacharach a Lalo Schifrin. e40f068b388f461f8637f9c2b0744a20.jpgIl tuo è pop nella sua veste più alta, che si tinge talvolta di frammenti di colonne sonore da film noir. Gli arpeggi di chitarra nelle vostre canzoni, ci ricongiungono a Nick Drake e Leonard Cohen. Tom The Model arriva come un caldo raggio di sole sul viso e così, credo, a tutti coloro che amano la musica pop. Inutile citare altre canzoni, ma la costante di Out of Season è che tutte queste si reggono sul mistero nascosto nella tua voce, mai incline all’emozione facile. Sai Beth quando scoppiò il fenomeno del trip-hop, voi Portishead eravate sulla bocca di tutti. Dummy ed il suo successore ci chiarirono  di trovarsi di fronte a qualcosa di unico, custodivano e nascondevano luce splendente. Si, c’erano Glory Box, Mysterons e la mia amata It’s a Fire.bethgibbonsrusti.jpeg Rimanete per queste nei cuori di molti, ma a costo di farti arrossire Beth, e sono sicuro che lo fai ancora, è la tua voce che le fa così straordinarie ed imprescindibili. Cara Beth torna(te) presto con canzoni che siano in grado, almeno un poco, di alleviare il senso di disagio e di tristezza che ci avvolge in questi strani giorni.